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Villaggio di Cobh: L’ultimo scalo del Titanic prima del disastro

Cobh: l’ultimo scalo del Titanic

Meta turistica a pochi chilometri da Cork, Cobh rappresentò per molti anni l’ultima possibilità di fuggire dalla Grande Carestia. E proprio da qui partì il Titanic, per il suo ultimo, sfortunato viaggio.

Cos’hanno in comune Padre Francis Browne, Eva Hart, Douglas Spedden e Edward Smith? Che si trovarono tutti nello stesso momento a Cobh, piccolo centro abitato del sud dell’Irlanda, legato per sempre alla drammatica vicenda del transatlantico Titanic.

A Padre Francis Browne dobbiamo le numerose foto che testimoniano i momenti precedenti di una delle più grandi tragedie del secolo passato. Eva Hart, all’epoca bambina e sopravvissuta al naufragio, ha tenuto viva per anni la memoria delle oltre 1500 persone, che persero la vita nel viaggio inaugurale della nave. 

Douglas Spedden è il bambino immortalato da Padre Francis Browne mentre gioca con un cerchio sul ponte della nave, prima del tragico epilogo. Ed Edward Smith? Lui era il capitano della nave, che ancora oggi, nonostante le polemiche, viene ricordato come un esempio di stoicismo e dignità.

Erano tutti lì, quel lontano 11 aprile 1912, a Cobh, che all’epoca rappresentava l’ultima speranza per poter abbandonare l’Irlanda, affamata da anni di carestia e ormai allo stremo. Oggi la cittadina conserva la memoria di quei tempi e visitarla ti permetterà di fare un salto nel passato e visitare i luoghi simbolo della più grande tragedia marittima che il mondo ricordi.

Cobh: tra passato e futuro

Arrivando a Cobh, noterai subito la sua particolare urbanistica. Le caratteristiche casette colorate,infatti, sono disposte in modo assai curioso, con i prospetti che curvano e assecondano il paesaggio, stagliandosi  contro l’azzurro delle acque che circondano la cittadina. 

Cobh, infatti, è su una piccola isola, che emerge proprio al centro della foce del fiume Lee, ma non preoccuparti: non dovrai prendere alcun traghetto per raggiungerla, perché la piccola località turistica è comodamente collegata alla terraferma mediante moltissimi ponti.

A Cobh ci sono alcuni siti di interesse architettonico e culturale che vale la pena visitare, ma ciò che devi assolutamente vedere sono i luoghi legati alle vicende degli emigrati irlandesi, che da qui salpavano alla ricerca di una vita migliore. Di sicuro non l’hai mai sentito dire, ma Cobh è il secondo porto naturale più grande, dopo quello di Sidney. Come stupirsi, quindi, che nel secolo scorso fosse uno dei più trafficati scali del nord Europa?

Dopo aver passeggiato per le banchine e aver fatto tuoi i sogni e le emozioni degli emigranti irlandesi, fai un biglietto per il Titanic Belfast Experience, il museo interattivo di Cobh che ti permette di rivivere la tragedia del Titanic, attraverso ricostruzioni, filmati d’epoca e testimonianze.

Alla fine del tour, scoprirai anche la sorte di un passeggero: quando acquisterai il biglietto, infatti, ti verrà data la fedele riproduzione di uno di quelli che acquistarono gli sfortunati viaggiatori, con tanto di nome e cognome. E solo alla fine della visita, saprai se colui che ti ha accompagnato in questo viaggio nella memoria fu tra coloro che sopravvissero o fra quelli che oggi riposano sul fondo dell’oceano. Un’emozione in più, per un tour nella storia e nelle speranze di migliaia di esseri umani.

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Isole Aran, un paradiso naturalistico in Irlanda

Isole Aran, ovvero l’Irlanda selvaggia

Paesaggi primordiali, orizzonti infiniti, vento e mare: sono le Isole Aran, dove la vera attrazione turistica è la natura.

Se sei alla ricerca della vera suggestione irlandese, quella fatta di antiche parole gaeliche, panorami selvaggi e bellezza a tratti ostile, devi proprio visitare le Isole Aran. Questo isolato gruppetto di isole, a meno di 20 miglia dalla costa occidentale dell’Irlanda, ti accoglierà con il suo silenzio, interrotto solo dal sibilo del vento e il frastuono delle onde, che si scagliano sulle scogliere mozzafiato.

Dimentica la movida e il traffico cittadino: le isole Aran in Irlanda sono abitate da circa un migliaio di persone, che conservano gelosamente la loro cultura, la loro lingua e i loro ritmi. Per rispettarli e godere al massimo della magnificenza della natura, visita le Isole Aran a piedi o al massimo in bicicletta. Anche perché la maggior parte dei luoghi che meritano una visita sono davvero molto isolati, totalmente immersi nel verde dei prati e nel grigio della ruvida pietra calcarea.

Isole Aran: cosa vedere 

Arrivato a Inis Mór, Inis Meáin e Inis Oír, questi i nomi delle tre isolette, ti sembrerà di entrare in un altro tempo. Qui la popolazione locale parla ancora il gaelico e ne va anche molto orgogliosa! Ma niente paura, ovviamente ti capiranno anche se gli parli in inglese e la cosa ti consentirà di entrare nelle caratteristiche botteghe dei paesi, dove con un centinaio di euro potrai regalarti il tipico maglione delle Isole Aran, utilizzato dai pescatori del luogo.

Realizzati con lana grezza, di questi maglioni ne esistono non più di 5 o 6 versioni, che si differenziano fra di loro per tipo di disegno e colori. E ogni tipo di maglione è collegato a una famiglia del luogo. Lo sai perché? Perché in questo modo, in caso di incidente in mare, era possibile riconoscere fin da subito di chi si trattasse. Inquietante, vero? 

Ma finito lo shopping, è ora di esplorare le isole, che custodiscono meraviglie inaspettate. A  Inis Mór vai a fare una passeggiata sulla scogliera, che oltre ad offrirti un panorama stupefacente, ti consentirà anche di visitare le rovine di un antico forte, Dun Aengus. E già che sei lì, non dimenticare di fare un salto al Warmhole, una piscina naturale perfettamente rettangolare, divenuta famosa dopo essere stata scelta come location per i campionati di tuffi Red Bull Cliff Diving. Durante le mareggiate, occhio a non avvicinarti troppo all’orlo della scogliera: un’onda gelida potrebbe investirti in pieno e trascinarti via!

Spostandoti a Inis Oír, la più piccola delle isole Aran, non devi perdere l’occasione di scattarti un selfie davanti al relitto del Plassey, un peschereccio finito a 2 km e mezzo dal porto, trasportato dalla furia del mare.

Su Inis Meáin, invece, non ci sono luoghi di interesse particolari, ma ti basterà girarla in bicicletta per sentirti arrivato alla fine del mondo. Poco turistica e meno sviluppata delle sue sorelle, quest’isola conserva intatta tutta la sua selvaggia bellezza, che rappresenta un’occasione unica per dimenticarti della modernità e riscoprire odori, suoni e colori della natura.

Le Isole Aran regalano un senso di libertà assoluta e quando sarai stanco di tanto girovagare, vai a ritirare il tuo regalo: cerca un caratteristico pub e concediti una Guinness. Te la sei meritata!

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Gran Canal Docks: Il quartiere Hi-Tech da visitare a Dublino

Dublino da visitare: il fascino moderno di Gran Canal Docks

Da ritrovo di ladri e malfattori, a fulcro high tech dell’economia di Dublino. Ecco come è cambiata l’area che sorge intorno a Gran Canal Docks.

Negli ultimi decenni, tutta Dublino ha cambiato la sua fisionomia, ma mai quanto il quartiere di Gran Canal Docks, conosciuto come Docklands. Se vuoi visitare Dublino e sei un amante del famosissimo gruppo rock U2, hai avuto il privilegio di vederlo com’era negli anni 80, quando faceva da scenografia ad uno storico video della band irlandese.

Altrimenti, puoi andare a visitarlo oggi e fare un vero e proprio tuffo nel futuro. L’acciaio e il vetro delle avveniristiche costruzioni hanno preso il posto di mattoncini e porte di legno ammuffite, che caratterizzavano l’area portuale della capitale irlandese.

Cosa vedere a Dublino? Di sicuro Gran Canal Docks!

La storia di Gran Canal Docks è indissolubilmente legata al dramma degli irlandesi, che a metà dell’800 lasciarono l’isola in massa, per fuggire dalla fame e cercare fortuna negli Stati Uniti. Di questo triste periodo, oggi rimane la riproduzione della mitica nave Jeanie Johnston, che effettuò ben 16 viaggi, trasportando nelle Americhe più di 2500 persone in fuga dalla carestia. 

La popolazione chiamava questi vascelli “navi bara”, perché purtroppo molti dei profughi che si imbarcavano, finivano per trovare la morte durante la traversata. Al contrario, quest’imbarcazione riuscì a sbarcare indenni tutti i suoi passeggeri, motivo per la quale si è meritata un posto d’onore nel Gran Canal Docks e una tua visita.

Oggi la fumosa e malfamata zona del vecchio porto di Dublino, non esiste più, anzi: scintillante e dinamica, è l’area più vivace e trendy di tutta la città, sede di migliaia di piccole start up e di grandi colossi del web, come Google, che vanta un intero palazzo di vetro, concepito come un vero e proprio campus.

L’imponente opera di ristrutturazione e riqualificazione dell’area ha trasformato l’antico porto di Dublino in un concentrato di costruzioni futuristiche, locali, hotel e ristoranti da visitare. Devi proprio farci una passeggiata: rimarrai stupito dall’utilizzo di vetro e acciaio in edifici come il Gran Canal Square Theatre, progettato dall’archistar Daniel Libeskind, o dal Ponte Samuel Beckett, che riproduce la tipica forma dell’antica arpa celtica. 

E quando sarai stanco, fermati in uno dei tipici pub irlandesi che affollano il quartiere: magari non sarà grigio, sporco e pieno di fumo come quelli di un tempo, ma di sicuro potrai gustare una pinta di ottima Guinness, per sentirti come un vero irlandese, anche se solo per un po’. 

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Powerscourt, il giardino irlandese delle statue italiane

I Giardini di Powerscourt a Dublino

Meta obbligata del turismo in Irlanda, i Giardini di Powerscourt rappresentano un’occasione imperdibile per fare un viaggio nell’eleganza della natura.

Perché visitare i Giardini di Powerscourt a Dublino? Perché è la tua occasione migliore per trascorrere qualche ora immerso nel verde e sentirti un po’ a casa. A soli 30 minuti dalla capitale irlandese, nella campagna intorno a Wicklow, potrai visitare la splendida Tenuta di Powerscourt, i cui giardini vantano un meritatissimo terzo posto nella classifica dei dieci giardini più belli del mondo, stilata dal National Geographic.

Immagina 400 ettari di terreno, con vista sul monte Sugar Loaf, che ospitano un’elegante dimora risalente al 18° secolo, un suggestivo stagno, un’antica torre, uno stupefacente giardino giapponese, la più alta cascata d’Irlanda e persino un cimitero degli animali da compagnia. Pronto a scoprire cosa vedere nei Giardini di Powerscourt?

I Giardini di Powerscourt: un gusto tutto italiano

I richiami alla sensibilità artistica italiana sono tanti e sparsi ovunque. Se conosci bene Roma, non potrai fare a meno di intuire che dietro la fontana del Lago del Tritone, c’è la ben più famosa fontana di Piazza Barberini. Così come l’imponente terrazza in pietra, lunga 244 m, somiglia in modo impressionante alle scalinate che impreziosiscono chiese e palazzi italiani.

Inoltre, nel bel mezzo del cosiddetto Giardino Murato, uno dei giardini a tema della tenuta, troverai stupefacenti riproduzioni di opere di Michelangelo, Leonardo da Vinci, Raffaello e Benvenuto Cellini, i cui originali sono gelosamente custoditi nei Musei Vaticani.

Ma l’influenza italiana non si esaurisce nei dettagli: tutto l’insieme dei giardini di Powerscourt sono un richiamo al gusto italiano, che viene celebrato persino nel modo in cui vengono chiamati, Italian Gardens. Non solo statue e strutture architettoniche, quindi, ma anche laghetti, fontane e cancelli, che si alternano armoniosamente a prati curatissimi, cespugli di fiori colorati e romantici sentieri.

Cosa vedere nei Giardini di Powerscourt

400 ettari sono davvero tanti da girare tutti, ma nei Giardini di Powerscourt ci sono alcuni luoghi che non puoi proprio perderti.

  • I giardini giapponesi – qui l’atmosfera zen regna sovrana. Pagode, stagni, ponti in legno e composizioni di azalee e aceri giapponesi caratterizzano quest’area, in cui potrai rilassarti profondamente, prima di tornare alla modernità.
  • Valle della Torre – vuoi ammirare un panorama mozzafiato? Sali in cima alla Pepper Pot Tower, una solitaria torre nel bel mezzo in un boschetto, la cui costruzione fu ispirata dalla pepiera dell’antico proprietario della tenuta. Almeno, così si dice!
  • Cimitero degli animali – questo luogo ti offre una curiosa occasione per un programma turistico fuori dal comune. Passeggiando nel Cimitero degli animali da compagnia di Powerscourt, potrai curiosare nei nomi degli amici a quattro zampe e sorridere davanti a qualche bizzarro epitaffio.
  • Cascate di Powerscourt – last, but not least, non perderti la Powerscourt Waterfall, la cascata più alta d’Irlanda. Rimarrai senza fiato di fronte all’esplosione dell’acqua, che frange ai piedi delle Montagne di Wicklow, dopo un salto di ben 121 metri.

E prima di lasciare i Giardini di Powerscourt, non dimenticare di concederti una passeggiata tra i tassi irlandesi e i faggi rossi che costeggiano viali e sentieri: un modo per accomiatarti dolcemente da questo luogo, in cui l’architettura del verde si coniuga elegantemente con l’arte e la maestosità della natura.

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Carrick-a-Rede, il ponte di corda più incredibile d’Irlanda

Il ponte di corda di Carrick-a-Rede

Pronto per un’esperienza da brivido? Preparati a percorrere il ponte di corda di Carrick-a-Rede!

Alto, dondolante e battuto dai gelidi venti atlantici, il ponte di corda di Carrick-a-Rede ti aspetta per mettere alla prova il tuo coraggio. Sì, perché un po’ ce ne vuole per attraversare questo ponte  lungo 20 metri, sospeso a circa 30 metri di altezza e traballante sopra le onde impetuose dell’oceano, che bagna l’Irlanda.

Questo ponte unisce la terraferma a un piccolo e brullo isolotto, Carrick Island, oggi diventato meta di frotte di turisti, ansiose di provare l’adrenalinica avventura. Ti sembrerà curioso, ma il ponte di corda di Carrick-a-Rede è diventato negli ultimi anni una vera e propria attrazione turistica. Un po’ perché lo spettacolo che offre è davvero fuori dal comune, un po’ perché sono molti i turisti che percorrono l’Irlanda a caccia dei set utilizzati dalla troupe del Trono di Spade.

La storia del ponte di corda di Carrick-a-Rede

Il ponte di Corda irlandese non nasce oggi. Pare che il primo sia stato costruito circa 260 anni dai pescatori di salmoni, desiderosi di avvicinarsi il più possibile alle acque dell’Oceano, che allora brulicavano di questi preziosi pesci.

Oggi i salmoni non transitano più da queste parti e dei coraggiosi pescatori irlandesi, che sfidavano ponti pericolanti e venti gelidi, è rimasto solo un vecchio cottage, utilizzato in passato per riporvi gli attrezzi da pesca. Eppure, attraversare il ponte di corda di Carrick-a-Rede è ancora un must.

Camminare sospeso a 30 metri di altezza, sopra le acque scure dell’oceano non è cosa da tutti i giorni. Inoltre, se sarai stato abbastanza coraggioso, vincerai l’impagabile occasione di ammirare Rathlin Island, stagliata sullo sfondo, mentre nelle giornate più trasparenti potrai addirittura scorgere le aspre coste della Scozia.

Nel 2008, il ponte di corda di Carrick-a-Rede è stato sostituito e con 16.000 sterline hanno dotato Carrick Island di un collegamento di tutto rispetto con la terraferma. Dondolante, sì, ma niente a che vedere con i ponti del passato, men che mai con quelli degli anni 70, costituiti solo da una corda per sorreggersi e tavole sconnesse, poste a gran distanza l’una dall’altra, su cui camminare.

Un’avventura ammantata di fascino cinematografico

Se sei un amante della celebre serie TV Il trono di spade, di sicuro vorrai andare a vedere il luogo in cui Balon Greyjoy muore. Ricordi come muore? Precipitando da un ponte sospeso e, più precisamente, proprio dal ponte di corda di Carrick-a-Rede! Preparati però, perché ciò che vedrai non somiglierà minimamente a ciò che ricordi di aver visto in televisione: la serie TV è ambientata in un fantastico mondo fuori dal tempo e, per ricrearlo, è ovvio che la post-produzione ci sia andata giù un po’ pesante.

 Insomma, niente fortezze oscure e inquietanti ai lati del ponte, ma solo roccia punteggiata di verde, sospesa fra mare e cielo. Ma chi l’ha detto che non sia altrettanto affascinante?

Quindi, dai fondo al tuo coraggio e attraversa il ponte di corda di Carrick-a-Rede. Ma attenzione: si narra che qualcuno non abbia avuto il coraggio di ritornare e che sia stato necessario un intervento via mare per riportare il malcapitato a casa. Ma a te non succederà, giusto?

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Kilkenny, la città Medievale più spettacolare d’Irlanda

Città di kilkenny: fra storia e modernità

Ricca di storia e dotata di un clima mite e soleggiato, la città di Kilkenny è la tua migliore occasione per fare un tuffo nel passato, senza rinunciare al divertimento.

La città di Kilkenny è decisamente un centro abitato fuori dal comune. Ma non solo perché, a differenza di tutte gli altri, sorge all’interno dell’isola, anziché sulla costa, ma perché ha sempre occupato un ruolo di primo piano nella storia millenaria d’Irlanda.

Dopo essere stata l’epicentro dei più importanti accadimenti storici del Medioevo, oggi Kilkenny è una vivace cittadina, piena di ristoranti, pub e negozi, che contrastano amabilmente con le sue testimonianze più antiche, prima fra tutte il Kilkenny Castle.

Fra i castelli più visitati d’Irlanda, questa imponente costruzione medievale fu abbandonata a se stessa per ben 30 anni, durante i quali rischiò di andare in rovina. Ma nel 1967, l’ultimo discendente della famiglia Butler, proprietaria del Castello di Kilkenny, lo vendette per sole 50 sterline, affinché venisse salvato dall’inevitabile degrado. Oggi, dopo un’imponente opera di restauro, è l’ultima occasione che avrai per conoscere i volti della famiglia Butler, immortalati per sempre nella Long Gallery, l’ala del castello più vicina al fiume.

Kilkenny, città piena di storia

La città di Kilkenny, prima di perdere la sua influenza a seguito dell’assedio delle truppe parlamentariste di Oliver Cromwell, fu per moltissimi anni la capitale culturale e politica dell’Irlanda, sebbene in via del tutto ufficiosa.

Ma il vero motivo per cui si ricorda la cittadina è che fu proprio qui che, nel 1367, venne siglato lo Statuto di Kilkenny: una sorta di legislazione con la quale gli inglesi provarono ad arginare la massiccia influenza irlandese sulle comunità inglesi.

Letti oggi, gli articoli dello Statuto di Kilkenny fanno rabbrividire: negli stati moderni nessuno si sognerebbe mai di poter discriminare per legge un’altra etnia, ma all’epoca frenare l’influenza irlandese appariva come come un’impellente necessità. Gli inglesi, infatti, erano fortemente preoccupati dal sentimento antinglese dei nativi dell’isola e volevano a tutti i costi impedire che la propria nobiltà si mescolasse con quella degli irlandesi, assimilandone cultura e valori.

Per questo motivo, con la ratifica dello Statuto di Kilkenny si impose il divieto di matrimoni misti e si vietò agli inglesi di parlare e vestirsi come gli irlandesi. Non solo: ai nativi venne addirittura proibito di partecipare alle celebrazioni religiose, alimentando così la sfiducia e l’astio nei confronti della corona inglese.

Nei fatti, questa legislazioni fallì miseramente, sia perché era ormai troppo tardi, sia perché i coloni inglesi non possedevano né le risorse, né le finanze necessarie per farla rispettare. Così tutto si risolse nella “Rendita nera”, una sorta di versamento periodico ai nobili irlandesi, per scongiurare saccheggi e scorribande nei possedimenti inglesi.

Nel 1650, quando Cromwell sconfisse la città di Kilkenny, questa perse la sua centralità, recuperata solo in epoca recente, quando cominciò a vivere un nuovo rinascimento, grazie al turismo e alla ripresa economica. Se sei in visita in Irlanda, devi proprio farci un salto: dove altro potresti avere a portata di mano storia, cultura e divertimento, se non a Kilkenny?

Vivila con noi….

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Whiskey irlandese e Whisky scozzese, scopriamo la storia e le differenze

Whiskey irlandese: storia e curiosità

In gaelico si chiamava Uisce, ossia acqua di vita. Da allora, il Whiskey Irlandese, come viene chiamato oggi, ha cambiato solo il nome, conservando intatti metodi di produzione e gusto inconfondibile.

Whiskey irlandese o scozzese? Se finora hai pensato che fossero la stessa cosa, che differissero solo dalla terra in cui vengono prodotti, sei decisamente fuori strada. Il whiskey irlandese e il whisky scozzese (sì, whisky, senza la i), non solo sono due prodotti diversi, ma si fanno la guerra da secoli.

Ti sembrerà curioso, ma fra Irlanda e Scozia ci fu anche una battaglia legale sul nome. Nel 1909, infatti, gli irlandesi fecero pressioni sul parlamento inglese per vietare agli scozzesi di utilizzare la denominazione “whisky” sui loro distillati, ma non ottennero soddisfazione. Nello stesso periodo storico, l’utilizzo degli alambicchi a colonna, che gli irlandesi non usavano per paura di snaturare il loro whiskey, e l’avvento della rivoluzione industriale fecero sì che, per qualche decennio, il whisky scozzese avesse la meglio su quello dell’isola verde.

Ma nel 1966 le distillerie Jameson, Cork e Power si unirono e dettero vita all’Irish Distillery Company. E da quel momento, il whiskey irlandese non conobbe più rivali. Oggi gli accordi commerciali prevedono che lo Scotch Whisky sia quello scozzese e che quello irlandese prenda il nome di Irish Whiskey (esatto, con la e).

Come si produce il whiskey irlandese

Il whiskey irlandese è più buono? Dipende dai gusti. Di sicuro non ha le note aspre di quello scozzese, anzi, è considerato un whiskey delicato, dalle note fruttate e con un equilibrio maggiore di quello prodotto in Scozia.

Ciò che fa davvero la differenza è il modo di produzione, e più precisamente le 3 distillazioni che subisce, anziché le 2 dello Scotch Whisky. Non solo cambia il numero di passaggi, ma anche lo strumento con cui lo si distilla: niente alambicco a colonna per gli irlandesi, ma solo il tradizionale Irish Pot Still, un alambicco caratterizzato da maggiori dimensioni e forma particolare. 

Inoltre, per trasformare l’orzo in malto, gli irlandesi utilizzano degli speciali forni a torba chiusi, che non lasciando uscire nessun odore, impediscono al whiskey irlandese di prendere il caratteristico aroma che, invece, appartiene al whisky scozzese.

Una volta distillato per le canoniche 3 volte (ma  talora anche 5), il whiskey irlandese viene posto in botti di legno e lasciato lì per almeno 3 anni. Per legge. Ebbene sì, per fregiarsi del titolo di whiskey irlandese, deve invecchiare per almeno un triennio nelle sue botti, che talvolta, per assicurare maggior morbidezza e profondità, saranno le stesse precedentemente utilizzate per invecchiare lo Sherry.

Se capiti in Irlanda, non dimenticare di far visita a una delle tante distillerie che oggi affollano il paese: avrai l’occasione di poter fare un viaggio nella storia della produzione industriale del paese e, perché no, di assaggiare i whiskey più prestigiosi dell’isola.

Visita la distilleria funzionante più incredibile di Dublino…..

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Il Blarney castle e il dono dell’eloquenza

La pietra di Blarney: tra storia e leggenda

Hai mai pensato di baciare la Pietra di Blarney? Dovresti: la Pietra dell’Eloquenza ti regalerà la capacità di ammaliare e convincere chiunque!

Di leggende sulla Pietra di Blarney ne girano parecchie, ma qualcosa di vero deve pur esserci, se  illustri politici e vip di fama mondiale hanno deciso di baciare la cosiddetta Pietra dell’Eloquenza. Pensa, si dice che persino uomini del calibro di Winston Churchill e Mick Jagger l’abbiano fatto!

Ma perché baciare questa pietra? Perché la tradizione racconta che la Pietra di Blarney, situata nell’omonimo castello irlandese, possieda poteri magici: a chi la bacia, verrebbe infatti donato il dono dell’eloquenza, della capacità di espressione o, per dirla più semplicemente, della chiacchiera facile e persuasiva.

L’origine di tale credenza affonda le sue radici durante il regno di Elisabetta I, quando la sovrana inviò al castello un suo emissario, con il preciso compito di reclamare i possedimenti dei McCarthy. L’uomo della sovrana venne accolto gentilmente, ma se ne andò senza concludere nulla: i lunghi, lusinghieri ed eloquenti discorsi dell’ospite blandirono la corona con parole di miele, ma di fatto non promisero nulla. 

Una volta tornato a casa, il delegato riferì le parole di McCarthy alla regina, che reagì stizzita dicendo “This is all Barney: what he says he never means”, una frase che può essere tradotta con “È tipico di Blarney, non parla mai sul serio”. Da quel momento, il termine Blarney acquisì il significato di “adulazione, lusinga, parlantina”.

Ma da dove proviene esattamente quella che è considerata la Pietra dell’Eloquenza?

Le leggende sulla Pietra di Blarney

Come tutte le leggende, anche quella sulla Pietra di Blarney conosce più versioni, nessuna delle quali verificabile. La popolazione locale, molto attaccata alle proprie origini e tradizioni, ama molto quella che individua in questa pietra l’antica Lia Fail, la roccia sulla quale sedevano i regnanti irlandesi al momento dell’incoronazione.

Altri sostengono che la pietra fosse il cuscino di Giacobbe, altri ancora che si tratterebbe della Pietra di Ezel, portata in Irlanda durante le Crociate. Alcune credenze la fanno risalire addirittura a Mosè, sostenendo che questa pietra fosse proprio quella da cui sgorgò l’acqua, dopo essere stata colpita dall’uomo durante la traversata del deserto.

Insomma, non ti sarà facile scoprire la verità. Quello che invece potrai fare è baciare la pietra di Blarney ancora custodita nel castello, ma attento: dovrai avere sangue freddo e tanto coraggio. La pietra dell’eloquenza, infatti, è incastonata nelle mura, in una nicchia del cammino di ronda, a 29 metri da terra e per baciarla dovrai inarcarti all’indietro e rimanere sospeso nel vuoto, sorretto solo dalle tue mani, che stringono forte due sbarre d’acciaio. Ma non lamentarti: oggi c’è il personale del castello che ti aiuta in questa impresa, ma una volta, chi decideva di baciare la pietra di Blarney doveva calarsi a testa in giù, legato per le caviglie. Praticamente, doveva sfidare la sorte per ottenere il magico dono dell’eloquenza!

Ti spaventa l’idea di baciare la Pietra dell’Eloquenza? Prendila così: magari non otterrai la parlantina sciolta che desideravi, ma riporterai a casa un ricordo indimenticabile, vissuto in uno dei più suggestivi castelli d’Irlanda.

Vuoi acquistare il dono dell’eloquenza divertendoti? Visita il castello con il nostro tour giornaliero…

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Sai che San Valentino ha forti legami con l’Irlanda?

San Valentino a Dublino? Sì, il suo cuore è proprio qui!

Le altre città del mondo avranno le sue spoglie, ma il cuore del protettore degli innamorati è qui. E il giorno di San Valentino a Dublino si va ad omaggiarlo.

Ci sono davvero tante città che si vantano di possedere le reliquie del santo, ma tu sapevi nulla del cuore di San Valentino a Dublino? Poco probabile. In effetti, al di fuori dei confini irlandesi, in pochi conoscono questa storia, tramandata dalle genti dell’isola verde da secoli.

Eppure, qualcosa di vero deve esserci, se ogni anno, nel giorno dedicato al santo degli innamorati, molti irlandesi si mettono in fila per ricevere la benedizione degli anelli nuziali o anche solo per chiedere un piccolo aiuto per le questioni amorose.

San Valentino a Dublino

La leggenda vuole che proprio nella capitale irlandese si trovi, infatti, il cuore di San Valentino, custodito gelosamente nella chiesa carmelitana di Whitefriar Street, un luogo molto spesso escluso, a torto, dagli itinerari turistici.

Ma come ci è finito San Valentino a Dublino? Lo portò Padre John Spratt, un frate carmelitano che, in visita a Roma, si fece immediatamente benvolere dal mondo ecclesiastico della Capitale. Si dice che fu proprio papa Gregorio XVI in persona a donargli il piccolo recipiente contenente il cuore del santo e l’unica cosa che puoi fare è credere a questa storia, perché quel contenitore non fu mai più aperto. Ancora adesso è sigillato con la cera e impreziosito da un grazioso fiocco di seta rosso.

Chi era San Valentino

Di sicuro ogni anno festeggi San Valentino con la tua metà, ma ti sei mai chiesto perché il giorno degli innamorati è dedicato proprio a questo santo? Devi sapere che intorno all’anno 270 d.C., capo indiscusso di Roma era l’imperatore Claudio, che pensando che le defezioni nel suo esercito fossero dovute all’attaccamento dei suoi uomini alle loro mogli, vietò i matrimoni.

Ma Valentino, che santo ancora non era, sfidò l’imperatore, continuando a celebrare le unioni, per giunta con rito cristiano: una vera sfida al potere costituito! Ovviamente finì male e il sacerdote ribelle venne decapitato, dopo essere stato orribilmente torturato.

Molto tempo dopo la sua morte Valentino fu dichiarato santo e, quando si rese necessario sostituire una festa pagana con una di stampo cristiano, la Chiesa si ricordò questo suo martire, legato indissolubilmente all’amore romantico. Da allora, il 14 febbraio è il giorno degli innamorati in tutto il mondo.

Non importa che tu abbia già trovato l’amore della tua vita o meno. Vai alla Chiesa di Whitefriar Street e mettiti in fila: un San Valentino a Dublino non è un San Valentino, se non ti rechi anche tu a rendere omaggio al cuore del santo!

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Scopri perché il tuo ragazzo dovrebbe regalarti un Claddagh per San Valentino

Claddagh Ring: l’anello irlandese simbolo dell’amore eterno

Se vuoi stupire l’amore della tua vita con un Claddagh Ring irlandese, devi assolutamente conoscere la sua storia e la sua simbologia.

Il Claddagh Ring, pur non essendo dotato della magia dei ben più famosi Anelli del Potere, protagonisti della celebre saga di Tolkien, gode di solide tradizioni e di una simbologia affascinante.

Se il suo nome deriva dalla cittadina di Claddagh, tristemente famosa per essere stata il porto di partenza degli irlandesi in fuga dalle carestie, la sua simbologia è ben più antica e risale nientedimeno che ai tempi dei Celti.

Oggi, il Claddagh Ring è il tradizionale anello di fidanzamento, che a seconda di come viene indossato, svela molto della persona che lo porta.

Simbologia del Claddagh Ring

L’Anello di Claddagh è composto da due mani che sorreggono un cuore, sormontato da una corona. Secondo la tradizione celtica, la mano destra rappresenta il padre degli dei, Dagda, mentre la mano sinistra simboleggia la dea Anu, madre universale dei Celti. Il cuore sorretto dalle mani richiama la comunità intera, mentre la corona simboleggia la vita, Beathauile, che in gaelico significa “la vita intera”.

Un’altra interpretazione dei simboli è invece di stampo chiaramente cristiano e attribuisce la corona al Padre, la mano sinistra al Figlio e quella destra allo Spirito Santo.

Claddagh Ring: leggende e tradizioni

Come tutti gli oggetti provenienti dal passato, anche l’Anello di Claddagh è legato a storie a leggende, tutte difficilmente verificabili. La più attendibile tira in ballo la famiglia Joyce, prima ancora che divenisse famosa grazie al celebre drammaturgo. Chissà se davvero si tratta dello stesso ramo famigliare!

In ogni caso, la storia vuole che un tal Richard Joyce venne rapito dai pirati e venduto a un orafo arabo, nel XVII secolo. Una volta tornato in patria, grazie all’intercessione di re Guglielmo III, forgiò quest’anello per l’amata, che non aveva mai smesso di attendere il suo ritorno. In questo caso, le mani simboleggiano l’amicizia, la corona rappresenta la lealtà e il cuore, ovviamente, l’amore eterno.

Come indossare il Claddagh Ring 

Questi simboli resistono ancora oggi nell’immaginario collettivo e nella cultura irlandese, tanto che il Claddagh Ring è il tipico anello di fidanzamento dei giovani dell’isola.

Ma attenzione, nulla è così semplice come sembra! Questo anello, infatti, esprime con precisione lo stato sentimentale della persona che lo indossa:

  • sulla mano destra, con la punta del cuore verso le dita, suggerisce la ricerca di un legame affettivo.
  • sulla mano destra, ma con la punta del cuore verso il polso, attesta l’esistenza di un rapporto affettivo importante.
  • sulla mano sinistra, con la punta del cuore verso le dita, indica che il fidanzamento è diventato ufficiale.
  • sulla mano sinistra, con la punta del cuore verso il polso, dichiara che la persona che lo indossa è sposata.

Gli irlandesi conoscono bene questa tradizione, ma se pensi di regalare un Claddagh Ring a qualcuno che non lo sia, non dimenticare di allegare le istruzioni al pacchetto: in questo caso, i dettagli sono fondamentali!

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