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Gran Canal Docks: Il quartiere Hi-Tech da visitare a Dublino

Dublino da visitare: il fascino moderno di Gran Canal Docks

Da ritrovo di ladri e malfattori, a fulcro high tech dell’economia di Dublino. Ecco come è cambiata l’area che sorge intorno a Gran Canal Docks.

Negli ultimi decenni, tutta Dublino ha cambiato la sua fisionomia, ma mai quanto il quartiere di Gran Canal Docks, conosciuto come Docklands. Se vuoi visitare Dublino e sei un amante del famosissimo gruppo rock U2, hai avuto il privilegio di vederlo com’era negli anni 80, quando faceva da scenografia ad uno storico video della band irlandese.

Altrimenti, puoi andare a visitarlo oggi e fare un vero e proprio tuffo nel futuro. L’acciaio e il vetro delle avveniristiche costruzioni hanno preso il posto di mattoncini e porte di legno ammuffite, che caratterizzavano l’area portuale della capitale irlandese.

Cosa vedere a Dublino? Di sicuro Gran Canal Docks!

La storia di Gran Canal Docks è indissolubilmente legata al dramma degli irlandesi, che a metà dell’800 lasciarono l’isola in massa, per fuggire dalla fame e cercare fortuna negli Stati Uniti. Di questo triste periodo, oggi rimane la riproduzione della mitica nave Jeanie Johnston, che effettuò ben 16 viaggi, trasportando nelle Americhe più di 2500 persone in fuga dalla carestia. 

La popolazione chiamava questi vascelli “navi bara”, perché purtroppo molti dei profughi che si imbarcavano, finivano per trovare la morte durante la traversata. Al contrario, quest’imbarcazione riuscì a sbarcare indenni tutti i suoi passeggeri, motivo per la quale si è meritata un posto d’onore nel Gran Canal Docks e una tua visita.

Oggi la fumosa e malfamata zona del vecchio porto di Dublino, non esiste più, anzi: scintillante e dinamica, è l’area più vivace e trendy di tutta la città, sede di migliaia di piccole start up e di grandi colossi del web, come Google, che vanta un intero palazzo di vetro, concepito come un vero e proprio campus.

L’imponente opera di ristrutturazione e riqualificazione dell’area ha trasformato l’antico porto di Dublino in un concentrato di costruzioni futuristiche, locali, hotel e ristoranti da visitare. Devi proprio farci una passeggiata: rimarrai stupito dall’utilizzo di vetro e acciaio in edifici come il Gran Canal Square Theatre, progettato dall’archistar Daniel Libeskind, o dal Ponte Samuel Beckett, che riproduce la tipica forma dell’antica arpa celtica. 

E quando sarai stanco, fermati in uno dei tipici pub irlandesi che affollano il quartiere: magari non sarà grigio, sporco e pieno di fumo come quelli di un tempo, ma di sicuro potrai gustare una pinta di ottima Guinness, per sentirti come un vero irlandese, anche se solo per un po’. 

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Powerscourt, il giardino irlandese delle statue italiane

I Giardini di Powerscourt a Dublino

Meta obbligata del turismo in Irlanda, i Giardini di Powerscourt rappresentano un’occasione imperdibile per fare un viaggio nell’eleganza della natura.

Perché visitare i Giardini di Powerscourt a Dublino? Perché è la tua occasione migliore per trascorrere qualche ora immerso nel verde e sentirti un po’ a casa. A soli 30 minuti dalla capitale irlandese, nella campagna intorno a Wicklow, potrai visitare la splendida Tenuta di Powerscourt, i cui giardini vantano un meritatissimo terzo posto nella classifica dei dieci giardini più belli del mondo, stilata dal National Geographic.

Immagina 400 ettari di terreno, con vista sul monte Sugar Loaf, che ospitano un’elegante dimora risalente al 18° secolo, un suggestivo stagno, un’antica torre, uno stupefacente giardino giapponese, la più alta cascata d’Irlanda e persino un cimitero degli animali da compagnia. Pronto a scoprire cosa vedere nei Giardini di Powerscourt?

I Giardini di Powerscourt: un gusto tutto italiano

I richiami alla sensibilità artistica italiana sono tanti e sparsi ovunque. Se conosci bene Roma, non potrai fare a meno di intuire che dietro la fontana del Lago del Tritone, c’è la ben più famosa fontana di Piazza Barberini. Così come l’imponente terrazza in pietra, lunga 244 m, somiglia in modo impressionante alle scalinate che impreziosiscono chiese e palazzi italiani.

Inoltre, nel bel mezzo del cosiddetto Giardino Murato, uno dei giardini a tema della tenuta, troverai stupefacenti riproduzioni di opere di Michelangelo, Leonardo da Vinci, Raffaello e Benvenuto Cellini, i cui originali sono gelosamente custoditi nei Musei Vaticani.

Ma l’influenza italiana non si esaurisce nei dettagli: tutto l’insieme dei giardini di Powerscourt sono un richiamo al gusto italiano, che viene celebrato persino nel modo in cui vengono chiamati, Italian Gardens. Non solo statue e strutture architettoniche, quindi, ma anche laghetti, fontane e cancelli, che si alternano armoniosamente a prati curatissimi, cespugli di fiori colorati e romantici sentieri.

Cosa vedere nei Giardini di Powerscourt

400 ettari sono davvero tanti da girare tutti, ma nei Giardini di Powerscourt ci sono alcuni luoghi che non puoi proprio perderti.

  • I giardini giapponesi – qui l’atmosfera zen regna sovrana. Pagode, stagni, ponti in legno e composizioni di azalee e aceri giapponesi caratterizzano quest’area, in cui potrai rilassarti profondamente, prima di tornare alla modernità.
  • Valle della Torre – vuoi ammirare un panorama mozzafiato? Sali in cima alla Pepper Pot Tower, una solitaria torre nel bel mezzo in un boschetto, la cui costruzione fu ispirata dalla pepiera dell’antico proprietario della tenuta. Almeno, così si dice!
  • Cimitero degli animali – questo luogo ti offre una curiosa occasione per un programma turistico fuori dal comune. Passeggiando nel Cimitero degli animali da compagnia di Powerscourt, potrai curiosare nei nomi degli amici a quattro zampe e sorridere davanti a qualche bizzarro epitaffio.
  • Cascate di Powerscourt – last, but not least, non perderti la Powerscourt Waterfall, la cascata più alta d’Irlanda. Rimarrai senza fiato di fronte all’esplosione dell’acqua, che frange ai piedi delle Montagne di Wicklow, dopo un salto di ben 121 metri.

E prima di lasciare i Giardini di Powerscourt, non dimenticare di concederti una passeggiata tra i tassi irlandesi e i faggi rossi che costeggiano viali e sentieri: un modo per accomiatarti dolcemente da questo luogo, in cui l’architettura del verde si coniuga elegantemente con l’arte e la maestosità della natura.

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Whiskey irlandese e Whisky scozzese, scopriamo la storia e le differenze

Whiskey irlandese: storia e curiosità

In gaelico si chiamava Uisce, ossia acqua di vita. Da allora, il Whiskey Irlandese, come viene chiamato oggi, ha cambiato solo il nome, conservando intatti metodi di produzione e gusto inconfondibile.

Whiskey irlandese o scozzese? Se finora hai pensato che fossero la stessa cosa, che differissero solo dalla terra in cui vengono prodotti, sei decisamente fuori strada. Il whiskey irlandese e il whisky scozzese (sì, whisky, senza la i), non solo sono due prodotti diversi, ma si fanno la guerra da secoli.

Ti sembrerà curioso, ma fra Irlanda e Scozia ci fu anche una battaglia legale sul nome. Nel 1909, infatti, gli irlandesi fecero pressioni sul parlamento inglese per vietare agli scozzesi di utilizzare la denominazione “whisky” sui loro distillati, ma non ottennero soddisfazione. Nello stesso periodo storico, l’utilizzo degli alambicchi a colonna, che gli irlandesi non usavano per paura di snaturare il loro whiskey, e l’avvento della rivoluzione industriale fecero sì che, per qualche decennio, il whisky scozzese avesse la meglio su quello dell’isola verde.

Ma nel 1966 le distillerie Jameson, Cork e Power si unirono e dettero vita all’Irish Distillery Company. E da quel momento, il whiskey irlandese non conobbe più rivali. Oggi gli accordi commerciali prevedono che lo Scotch Whisky sia quello scozzese e che quello irlandese prenda il nome di Irish Whiskey (esatto, con la e).

Come si produce il whiskey irlandese

Il whiskey irlandese è più buono? Dipende dai gusti. Di sicuro non ha le note aspre di quello scozzese, anzi, è considerato un whiskey delicato, dalle note fruttate e con un equilibrio maggiore di quello prodotto in Scozia.

Ciò che fa davvero la differenza è il modo di produzione, e più precisamente le 3 distillazioni che subisce, anziché le 2 dello Scotch Whisky. Non solo cambia il numero di passaggi, ma anche lo strumento con cui lo si distilla: niente alambicco a colonna per gli irlandesi, ma solo il tradizionale Irish Pot Still, un alambicco caratterizzato da maggiori dimensioni e forma particolare. 

Inoltre, per trasformare l’orzo in malto, gli irlandesi utilizzano degli speciali forni a torba chiusi, che non lasciando uscire nessun odore, impediscono al whiskey irlandese di prendere il caratteristico aroma che, invece, appartiene al whisky scozzese.

Una volta distillato per le canoniche 3 volte (ma  talora anche 5), il whiskey irlandese viene posto in botti di legno e lasciato lì per almeno 3 anni. Per legge. Ebbene sì, per fregiarsi del titolo di whiskey irlandese, deve invecchiare per almeno un triennio nelle sue botti, che talvolta, per assicurare maggior morbidezza e profondità, saranno le stesse precedentemente utilizzate per invecchiare lo Sherry.

Se capiti in Irlanda, non dimenticare di far visita a una delle tante distillerie che oggi affollano il paese: avrai l’occasione di poter fare un viaggio nella storia della produzione industriale del paese e, perché no, di assaggiare i whiskey più prestigiosi dell’isola.

Visita la distilleria funzionante più incredibile di Dublino…..

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Il Blarney castle e il dono dell’eloquenza

La pietra di Blarney: tra storia e leggenda

Hai mai pensato di baciare la Pietra di Blarney? Dovresti: la Pietra dell’Eloquenza ti regalerà la capacità di ammaliare e convincere chiunque!

Di leggende sulla Pietra di Blarney ne girano parecchie, ma qualcosa di vero deve pur esserci, se  illustri politici e vip di fama mondiale hanno deciso di baciare la cosiddetta Pietra dell’Eloquenza. Pensa, si dice che persino uomini del calibro di Winston Churchill e Mick Jagger l’abbiano fatto!

Ma perché baciare questa pietra? Perché la tradizione racconta che la Pietra di Blarney, situata nell’omonimo castello irlandese, possieda poteri magici: a chi la bacia, verrebbe infatti donato il dono dell’eloquenza, della capacità di espressione o, per dirla più semplicemente, della chiacchiera facile e persuasiva.

L’origine di tale credenza affonda le sue radici durante il regno di Elisabetta I, quando la sovrana inviò al castello un suo emissario, con il preciso compito di reclamare i possedimenti dei McCarthy. L’uomo della sovrana venne accolto gentilmente, ma se ne andò senza concludere nulla: i lunghi, lusinghieri ed eloquenti discorsi dell’ospite blandirono la corona con parole di miele, ma di fatto non promisero nulla. 

Una volta tornato a casa, il delegato riferì le parole di McCarthy alla regina, che reagì stizzita dicendo “This is all Barney: what he says he never means”, una frase che può essere tradotta con “È tipico di Blarney, non parla mai sul serio”. Da quel momento, il termine Blarney acquisì il significato di “adulazione, lusinga, parlantina”.

Ma da dove proviene esattamente quella che è considerata la Pietra dell’Eloquenza?

Le leggende sulla Pietra di Blarney

Come tutte le leggende, anche quella sulla Pietra di Blarney conosce più versioni, nessuna delle quali verificabile. La popolazione locale, molto attaccata alle proprie origini e tradizioni, ama molto quella che individua in questa pietra l’antica Lia Fail, la roccia sulla quale sedevano i regnanti irlandesi al momento dell’incoronazione.

Altri sostengono che la pietra fosse il cuscino di Giacobbe, altri ancora che si tratterebbe della Pietra di Ezel, portata in Irlanda durante le Crociate. Alcune credenze la fanno risalire addirittura a Mosè, sostenendo che questa pietra fosse proprio quella da cui sgorgò l’acqua, dopo essere stata colpita dall’uomo durante la traversata del deserto.

Insomma, non ti sarà facile scoprire la verità. Quello che invece potrai fare è baciare la pietra di Blarney ancora custodita nel castello, ma attento: dovrai avere sangue freddo e tanto coraggio. La pietra dell’eloquenza, infatti, è incastonata nelle mura, in una nicchia del cammino di ronda, a 29 metri da terra e per baciarla dovrai inarcarti all’indietro e rimanere sospeso nel vuoto, sorretto solo dalle tue mani, che stringono forte due sbarre d’acciaio. Ma non lamentarti: oggi c’è il personale del castello che ti aiuta in questa impresa, ma una volta, chi decideva di baciare la pietra di Blarney doveva calarsi a testa in giù, legato per le caviglie. Praticamente, doveva sfidare la sorte per ottenere il magico dono dell’eloquenza!

Ti spaventa l’idea di baciare la Pietra dell’Eloquenza? Prendila così: magari non otterrai la parlantina sciolta che desideravi, ma riporterai a casa un ricordo indimenticabile, vissuto in uno dei più suggestivi castelli d’Irlanda.

Vuoi acquistare il dono dell’eloquenza divertendoti? Visita il castello con il nostro tour giornaliero…

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Scopri perché il tuo ragazzo dovrebbe regalarti un Claddagh per San Valentino

Claddagh Ring: l’anello irlandese simbolo dell’amore eterno

Se vuoi stupire l’amore della tua vita con un Claddagh Ring irlandese, devi assolutamente conoscere la sua storia e la sua simbologia.

Il Claddagh Ring, pur non essendo dotato della magia dei ben più famosi Anelli del Potere, protagonisti della celebre saga di Tolkien, gode di solide tradizioni e di una simbologia affascinante.

Se il suo nome deriva dalla cittadina di Claddagh, tristemente famosa per essere stata il porto di partenza degli irlandesi in fuga dalle carestie, la sua simbologia è ben più antica e risale nientedimeno che ai tempi dei Celti.

Oggi, il Claddagh Ring è il tradizionale anello di fidanzamento, che a seconda di come viene indossato, svela molto della persona che lo porta.

Simbologia del Claddagh Ring

L’Anello di Claddagh è composto da due mani che sorreggono un cuore, sormontato da una corona. Secondo la tradizione celtica, la mano destra rappresenta il padre degli dei, Dagda, mentre la mano sinistra simboleggia la dea Anu, madre universale dei Celti. Il cuore sorretto dalle mani richiama la comunità intera, mentre la corona simboleggia la vita, Beathauile, che in gaelico significa “la vita intera”.

Un’altra interpretazione dei simboli è invece di stampo chiaramente cristiano e attribuisce la corona al Padre, la mano sinistra al Figlio e quella destra allo Spirito Santo.

Claddagh Ring: leggende e tradizioni

Come tutti gli oggetti provenienti dal passato, anche l’Anello di Claddagh è legato a storie a leggende, tutte difficilmente verificabili. La più attendibile tira in ballo la famiglia Joyce, prima ancora che divenisse famosa grazie al celebre drammaturgo. Chissà se davvero si tratta dello stesso ramo famigliare!

In ogni caso, la storia vuole che un tal Richard Joyce venne rapito dai pirati e venduto a un orafo arabo, nel XVII secolo. Una volta tornato in patria, grazie all’intercessione di re Guglielmo III, forgiò quest’anello per l’amata, che non aveva mai smesso di attendere il suo ritorno. In questo caso, le mani simboleggiano l’amicizia, la corona rappresenta la lealtà e il cuore, ovviamente, l’amore eterno.

Come indossare il Claddagh Ring 

Questi simboli resistono ancora oggi nell’immaginario collettivo e nella cultura irlandese, tanto che il Claddagh Ring è il tipico anello di fidanzamento dei giovani dell’isola.

Ma attenzione, nulla è così semplice come sembra! Questo anello, infatti, esprime con precisione lo stato sentimentale della persona che lo indossa:

  • sulla mano destra, con la punta del cuore verso le dita, suggerisce la ricerca di un legame affettivo.
  • sulla mano destra, ma con la punta del cuore verso il polso, attesta l’esistenza di un rapporto affettivo importante.
  • sulla mano sinistra, con la punta del cuore verso le dita, indica che il fidanzamento è diventato ufficiale.
  • sulla mano sinistra, con la punta del cuore verso il polso, dichiara che la persona che lo indossa è sposata.

Gli irlandesi conoscono bene questa tradizione, ma se pensi di regalare un Claddagh Ring a qualcuno che non lo sia, non dimenticare di allegare le istruzioni al pacchetto: in questo caso, i dettagli sono fondamentali!

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Elfi, fate e folletti: in Irlanda, fra leggenda e folklore 

Mai dire a un irlandese che non credi agli elfi: questi essere magici sono ancora parte integrante della cultura dell’isola, legata a miti e leggende tramandate secolo dopo secolo.

È molto probabile che tu conosca gli elfi per aver amato la saga del Signore degli Anelli, ma anche se non hai mai visto i film tratti dal celebre libro di Tolkien, di sicuro ne avrai sentito parlare. Sono esseri legati indissolubilmente ai rigogliosi boschi del Nord Europa, primi fra tutti quelli irlandesi.

Le leggende del Piccolo Popolo, a cui appartengono anche folletti, fate e gnomi, fanno parte a pieno titolo della cultura irlandese e te ne accorgerai subito, durante la tua visita a quest’isola meravigliosa.

I miti legati agli Elfi derivano direttamente dalle credenze e tradizioni dei Celti, che nei lunghi anni di permanenza sul suolo irlandese non hanno mai dimenticato la loro intima relazione con la natura e con tutte le sue forme di vita.

Gli irlandesi hanno ereditato questa sensibilità e vantano un solido legame con il mondo mistico e parallelo in cui vivono elfi e fate, tanto che non dovrai stupirti se ti capiterà di ascoltare storie incredibili su avvistamenti ed incontri di folletti nei boschi. Ma chi sono gli elfi, esattamente?

Elfi e folklore nell’Irlanda di oggi

Gli Elfi sono creature magiche, che possono vivere fino a 600 anni e si caratterizzano per tratti delicati, pelle bianchissima, lunghe orecchie appuntite e portamento austero. Piccoli e magri, di questi essere soprannaturali si dice che, grazie a eleganti navi bianche, siano sbarcati sulle coste irlandesi e su quelle del vecchio continente ben prima dell’arrivo degli uomini.

Di piccola statura e natura pacifica, degli Elfi viene ricordata la bellezza mozzafiato delle donne e l’alto livello di civiltà espresso dalla loro specie. Gli Elfi della Luna, quelli del Sole e quelli dei Boschi sono popoli pacifici, civilizzati e ben disposti nei confronti degli uomini, ma attenzione agli Elfi Selvaggi: verdi e marroni, ben diversi dai loro pallidi cugini, queste creature sono seguaci della Dea Loth, la dea del male, e non sono affatto socievoli.

Nonostante il gran numero di saghe e leggende riguardanti gli Elfi dei boschi, nel folklore irlandese è particolarmente sentito il mito del Leprechaun, più un folletto che un elfo, che con quest’ultimo, però, condivide l’appartenenza al Piccolo Popolo. In Irlanda, questo folletto viene dipinto come piccolo, vestito di verde o rosso, con un’insana passione nell’aggiustare scarpe, proprie e altrui. Furbi e solitari, i Lepreuchan sono i folletti che custodiscono gelosamente le enormi pentole colme d’oro, nascoste alla fine dell’arcobaleno, sebbene la leggenda narri che in tasca abbiano un solo scellino, che ricompare magicamente, appena viene speso.

Non ti stupire, se girovagando per l’Irlanda, troverai numerosi Fairy Forts, antiche costruzioni circolari considerate suolo sacro, e moltissimi Fairy Trees, gli alberi sacri in cui vivono fate, elfi e folletti. Ciò significa che gli elfi esistono? Che il Piccolo Popolo ancora abita l’Irlanda? Nessuno può dirlo con certezza, ma gli irlandesi credono di sì. Non è un buon motivo per farlo anche tu, mentre ti trovi a casa loro?

Ti piacerebbe incontrare un Elfo? Incontralo in uno dei nostri tour…